Crisi, scioperi e proteste dei giornalai tra giornali invenduti e giornalisti distratti

Il 28 gennaio c’è stato lo sciopero degli edicolanti. Un’azione di protesta per fronteggiare il continuo impoverimento delle edicole che devono sopravvivere con minuscoli compensi e sottostare al gioco degli editori che dettano le proprie politiche aziendali senza avere un minimo di lungimiranza.
“Le percentuali di remunerazione degli edicolanti sono ferme a più di 15 anni fa – protesta il sindacato dei giornalai SI.NA.G.I. – e la Fieg (Federazione degli editori dei giornali) non ha ancora iniziato delle serie trattative per il rinnovo dell’accordo di categoria, rifiutando il confronto sulla nostra piattaforma che contiene una serie di proposte economiche essenziali per il futuro della rete di vendita”.
Nella realtà basta guardarsi intorno per rendersi conto della situazione. Edicole chiuse e posti di lavoro a rischio.
Una grande percentuale dei giornalai della provincia di Viterbo ha aderito allo sciopero ma, come spesso accade – anzi, diciamo sempre – le testate locali non ne hanno parlato. Il segretario provinciale SI.NA.G.I. Nicola Becattini, ha scritto alle redazioni. “Da parte vostra, considerato che apparteniamo tutti alla stessa filiera, ci saremmo aspettati un po’ di solidarietà, ma mai avremmo pensato che non venisse pubblicato neanche uno stralcio – spiega Becattini riferendosi al comunicato che annunciava lo sciopero – Tutte le redazioni di quotidiani locali di altre parti d’Italia, oltre a pubblicare il comunicato, hanno chiamato il responsabile locale per farsi spiegare le ragioni. Evidentemente ragioni superiori vi hanno impedito di farlo, e di questo ce ne rammarichiamo moltissimo”.
Il segretario parla anche di un contatto precedente con le testate locali dove, dopo alcuni chiarimenti, si era deciso di svelare ai lettori le sofferenze delle edicole e parlare delle azioni intraprese dal sindacato. Così non è stato e le testate locali hanno preferito sorvolare. Assurdo trascurare il disagio dei propri lettori senza dar loro la possibilità di capire il perché.
Sarebbe stata un’informazione di base del tipo: “Caro lettore, il 28 gennaio potresti trovare l’edicola chiusa fino alle 13, quindi non avresti la possibilità di acquistare il giornale che io, ora, sto scrivendo”.
Bastava veramente poco. Se la carta stampata non rema nella direzione della valorizzazione della carta stampata stessa, le prospettive saranno sempre più opache per tutti. Editori, redazioni e giornalai.
Le testate giornalistiche, a maggior ragione quelle locali, devono considerare il fatto che i loro giornali vengono venduti nelle edicole. Che l’edicolante è l’unico contatto diretto con il loro lettore.
Il SI.NA.G.I. fa sapere che le azioni di protesta andranno avanti finché la Fieg non si deciderà ad aprire un tavolo di confronto serio per il rinnovo dell’accordo nazionale scaduto da oltre 10 anni.

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