Ho fondato un Book Crossing e ho trovato un tesoro

Qualche mese fa ho preso una decina di libri e li ho messi in uno scaffale della mia tabaccheria. Quello è il book crossing. Si scambiano libri. Non è solo poter leggere un nuovo libro senza comprarlo ma anche la possibilità di confrontarsi con altri lettori, farsi consigliare, approfondire…

A qualcuno la cosa è piaciuta molto. Alcuni hanno subito approfittato, altri hanno deciso di collaborare portando qualche loro libro senza prenderne in cambio. “E’ una bella idea e se si contribuisce ci sarà una scelta maggiore per tutti”.

Oggi sono circa cinquanta titoli e, anche se molto a rilento, lo scambio funziona.

Chi porta un libro propone la propria recensione con qualche parola e nasce la curiosità verso un testo e un autore che, altrimenti, sarebbero passati inosservati per sempre.

Non è una cosa nuova, le città e i locali sono pieni di Book crossing.

E’ molto interessante, però, seguire gli sviluppi. In questo caso siamo a Lubriano, un paese piccolissimo dove, come tutte le cose, lo scambio procede in modo molto lento. Questa lentezza offre la possibilità di osservare come cambia la composizione dello scaffale.

Book Crossing in tabaccheria

Dove prima c’era Camilleri e Flaubert ora c’è McInerney e D’Avenia. Dal noir al fantasy. Dal romanzo borghese alla biografia, dallo storico a letteratura per ragazzi…

Ogni storia una maggiore consapevolezza sulla vita e sul mondo. Ogni libro un viaggio

E proprio di un viaggio parla il primo libro che è arrivato e che non ho potuto fare a meno di leggere.

“Il mio viaggio della speranza. Dal Senegal all’Italia in cerca di fortuna” di Bay Mademba, edizione Giovane Africa.

Dopo la prima parte ecco che arriva il momento di imbarcarsi e affrontare il mare.

Allora giù tutti a pregare, ognuno aveva il suo signore, chi chiedeva aiuto a Serigne Touba, chi ad Allah, chi a Gesù; chi a Budda; perché c’erano senegalesi, eritrei, etiopi, iraniani, indiani, della Costa d’Avorio e di altri paesi del mondo.

Tutti pregavano nella propria lingua con grande fervore ed ecco che il motore riparte. Poi dopo 500 metri si arresta ancora e noi ricominciamo con le preghiere. Di nuovo il motore si riavvia, solo per alcuni minuti, poi si blocca per la terza volta.

Riprendono le orazioni e finalmente il vascello si rimette in moto senza fare altre soste.

Un indiano che era sempre stato silenzioso, mi volle ringraziare per la capacità di iniziativa che avevo mostrato in quel frangente e si avvicinò a me facendo un inchino e dicendo “namastè” che significa “saluto il dio che è in te”.

Finché campo non potrò mai dimenticare il suo sorriso pieno di riconoscenza ed il modo solenne con cui pronunciò quella parola che nella sua religione ha un grande significato. Ogni volta che sono un  po’ giù di corda e mi pare che le avversità della vita abbiano il sopravvento su di me, io ripenso a quel gesto deferente e riprendo fiducia in me stesso.

Alzo lo sguardo verso la rastrelliera dei quotidiani e dei periodici. Il tema è più che mai attuale. Tra le notizie usa e getta ci sono numeri e scelte politiche e diplomatiche.

Non ci sono persone.

Così come chi ne parla dal vivo. Tra il più e il meno della discussione di circostanza è ormai uso comune parlare di immigrazione come fosse calcio.

Allora con lo sguardo cerco la libreria e spero di trovare nuove storie da fare mie per sempre. Un nuovo viaggio che mi permetta di vivere tutto in modo meno superficiale e… ogni volta che sono un po’ giù di corda e mi pare che le avversità della vita abbiano il sopravvento su di me, io ripenso a quel gesto deferente e riprendo fiducia in me stesso.

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