Pronto soccorso? Non ci resta che… Belcolle

Gli ospedali di Ronciglione e Montefiascone non saranno più punti di primo intervento, ma declassati a semplici ambulatori. La provincia di Viterbo, pezzo dopo pezzo, sta perdendo importanti servizi. E’ diventato inutile parlarne. La risposta è che gli amministratori devono adeguarsi al nuovo stato delle cose. Anni di scelte e tagli che portano all’allontanamento dai servizi fondamentali. I sindaci cimini hanno comunque deciso di opporre resistenza riunendosi e pianificando una serie di manifestazioni. Avranno davanti un’infinità di porte sbattute in faccia ma, se porteranno avanti un’azione comune, avranno sicuramente più possibilità di farsi ascoltare e ottenere qualche risultato. La sfida più grande, proprio come sta accadendo nella lotta all’aumento dell’acqua da parte di Talete, è quella di riuscire a coinvolgere i cittadini.

Accorpamenti e chiusure delle scuole. Accorpamenti, chiusure e declassamenti degli ospedali. Minacce di commissariamento degli acquedotti pubblici, problemi nelle gestioni dei rifiuti e dei trasporti… stiamo vivendo il periodo in cui si realizza, cioè viviamo sulla nostra pelle, quella serie di tagli pianificati da anni e che poco si è potuto fare per contrastare.

Se dietro tutto questo ci fosse un progetto si potrebbe anche agire in modo costruttivo. Sembra che il concetto di base sia semplicemente “distruggere”.

Togliere. Eliminare. Risparmiare. Non spendere. Allontanare. Desertificare.

Perché deve essere chiaro che nel caso in cui due ospedali della provincia perdono il primo intervento, l’ospedale di riferimento, in questo caso il Belcolle, sia ampliato e potenziato per fronteggiare i nuovi utenti in arrivo. Così come deve essere chiaro che se c’è un accorpamento scolastico, la scuola di riferimento debba essere, almeno, perfettamente a norma dal punto di vista strutturale e ampliare l’offerta formativa dal punto di vista didattico… insomma, utopie di questo genere.

La domanda alla fine lista non è “E’ così?” La risposta è sotto gli occhi di tutti.

Alla domanda “Sarà così?” Risponderemo in futuro, intanto speriamo.

Una domanda che dovremmo porci oggi è: Come vorremo fosse la nostra provincia in futuro? Ogni taglio, ogni chiusura sono pesantissimi colpi sulle piccole e storiche realtà. Vediamo svanire per sempre alcune colonne portanti della nostra società, cultura e tradizione. Oggi, nel secondo decennio degli anni duemila, chiudiamo, per mancanza di soldi, qualcosa che ha superato periodi di povertà, crisi e guerre.

Non si tratta di un singolo caso. Pezzo dopo pezzo, servizio dopo servizio, i comuni sono sempre più isolati. Ma non quel comune, non quel sindaco, non quell’amministrazione. Quello che stiamo perdendo è ciò che è di tutti. E tutti dobbiamo chiederci come fermare questa lenta morte.

Buona fortuna a tutte le persone attive nel fronteggiare questi continui saccheggiamenti. A chi crede che un piccolo ospedale e una piccola scuola siano ricchezza. A chi crede che, crisi o no, sia il momento per valorizzare le piccole realtà.

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