Acqua, aumenti. Ribelli e commissari

L’aumento pianificato da Talete sta facendo discutere. Le amministrazioni, tra cui quella del capoluogo, si stanno facendo delle domande. Prese di posizione, discussioni, commenti positivi, negativi, ecc.

Talete vuole l’aumento e aumento sarà.

C’è poco da discutere. Una piccola percentuale in più, una grande, tante piccole percentuali… è Talete a decidere. Punto.

Poi ci sono i ribelli. Almeno così vengono chiamati quei comuni che non hanno ceduto la gestione dell’acqua. Quelli che periodicamente vengono ammoniti con intimidazioni dall’alto. L’ultima: la Regione è pronta a commissariare i comuni che non si allineano.

Se i ribelli fossero due, tre, quattro o cinque, allora si potrebbe fare. Ma qui stiamo parlando della metà. Più che ribellione possiamo affermare che nella provincia di Viterbo esistono due sistemi paralleli. Questa situazione potrebbe essere campo ideale per lo studio della gestione dell’acqua pubblica. Efficienze, inefficienze, mancamenti, costi, ricavi, investimenti. Insomma, quale funziona meglio? Chiaro che i “ribelli” partirebbero in condizioni svantaggiose visto che, a differenza di Talete Spa, devono contare solo sulle proprie forze. Per il momento c’è da dire che, sicuramente, chi vive in un comune ribelle paga meno.

Tornando alla premessa. Nei giorni passati si è parlato della rivolta dei sindaci contro i rincari. Il 7,6 per cento non è una gran percentuale, ma è più dello scorso anno. E il prossimo? Quello dopo? Da Talete fanno sapere che si paga più oggi per avere un servizio migliore domani. E i sindaci devono fidarsi. Se questo non dovesse andare bene ai propri amministratori e, soprattutto, ai cittadini, poco importa. A loro arriva la bolletta. Devono pagarla e basta. Possono difendersi con manifestazioni e proteste che non porteranno a niente o, alle perse, con un referendum… che non porterà a niente.

Quindi ci sono i ribelli che non sono entrati in Talete e i piccoli ribelli che in Talete sono entrati ma non riescono ad accettare passivamente ogni decisione dell’ente.

Quali sono i ribelli veri?

E’ forse il momento di chiedersi quale sia il sistema migliore per la gestione delle acque. Il più efficiente al minor prezzo. Questo non sembra possibile visto che tutti i comuni, volenti o nolenti sono destinati ad entrare in Talete Spa. E’ contemplato un solo sistema e, a quanto pare, sembra inutile chiedersi se sia quello giusto. Chi fa resistenza cerca di prendere tempo e vedere qualche sviluppo futuro.

Alcuni comuni che negli anni precedenti hanno ceduto la gestione dell’acqua pubblica vorrebbero uscirne e sembra proprio che non ci sia modo.

In futuro dovranno essere risolti molti problemi. Quello della dispersione delle acque, nuove strutture di depurazione. C’è poi da lavorare su nuovi siti dove l’acqua sarebbe priva di arsenico. Ma è proprio su questo, forse, Regione e Talete mostreranno i muscoli contro i ribelli. Impedendo loro di accedere a nuovi fondi e quindi di progredire.

Sarebbe il momento che i comuni ribelli si schierino in un fronte comune e facciano sentire le proprie ragioni magari trascinando i piccoli ribelli. Sarebbe opportuno, come alcuni già stanno facendo, informare gli utenti e capire da che parte vorrebbero stare.

Questa lotta tra enti, sindaci, amministrazioni, associazioni… è l’ennesima lotta sulla pelle dei cittadini che, fuori da ogni discussione, devono farsi carico di ogni scelte. Come se l’acqua non fosse pubblica, come se non fosse bene primario.

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