I pesci non stanno né in cielo né in terra -4-

Stupefacenti rivelazioni giunte al mondo senza stupefacenti

La mia bellissima barca nuova e robusta

Migro perché sono pigro. Ho deciso, me ne vado Altrove. Come diceva Morgan, non il capitano, e non come direbbe Lorenzo.
Ho maturato l’idea di imbarcarmi stamattina molto presto. Alle dodici e tre.
Vendo i giornali che avevo appena comperato. Tanto coi giornali si guadagna meno grana che col grano. Lascio la Repubblica. E con quei due spicci mi prendo a noleggio un canotto.
Salpo giovedì dopo gli Gnocchi e verso sud. Si salpi chi può. Nessuno mi può più fermare, nemmeno tu. È la verità. E ti fa male, lo so.
Voglio proprio vedere l’effetto che fa, e come sono i centri di accoglienza in Africa. Se mi accolgono, in primis. E se mi centrano, in secondis. E se poi questi marocchini sono così sportivi come si dice. Che oltre ad essere pigro mi fido pure poco del prossimo. Ma anche di quello che c’è adesso e di quello che è venuto prima.
Vado in Africa perché il mio ex amico avvocato mi ha detto che ha parlato con la cartoamante, una faccenda di fatture, e che suo cugino pure è salpato di recente. Che qui non aveva lavoro e non lo accoglieva nessuno. Mentre laggiù giurerebbe che gli danno da mangiare e anche due soldi.
Sicché il reddito di cittadinanza esiste, in Africa. Altro che Cinque stelle. Devo dirlo a mia nonna.
Passando però dalle Stelle, tutte e cinque, alle stalle, direi che oggi è un buon giorno. Perché piove. Il mio nespolo giapponese e non tedesco aveva proprio bisogno di acqua. Che i permessi per piantarlo sono arrivati, insieme a quelli di riempire mezza provincia con le nocciole intensive. E così adesso è lì in giardino, il nespolo di Antonella. Felice. Vicino alla casetta delle pecore finte-morte e appresso alle grotte dove Franco giurerebbe che Mastr’Elio ci teneva dentro le vacche, le quaglie, le galline non nere e anche un somarello sopraggiunto dall’Amiata montana (non Hannah, ma la montagna proprio).
Insomma, mercoledì ho preso appuntamento dal dottore. Angela e Alberto e Piero mi hanno consigliato di provvedere alle dovute vaccinazioni, in vista del mal d’Africa. Che l’Africa di solito fa male, come la verità, e per farti passare il dolore poi ti tocca di tornarci. Ammesso comunque che qualcuno ti accolga e ti centri.

La mia valigia dell’indispensabile

Sono piacevolmente pronto e decisamente motivato ad affrontare questo viaggio al contrario. Partendo dall’arrivo e arrivando alla partenza. Una volta sbarcato, dirò addio a tutti e riceverò cartoline pervenute dai parenti che rimangono nello Stivale. All’ombra di Giulio e dei suoi tre figli. A vedere le partite del Monza e ad ascoltare i successi di Beethoven Ludovico.
La mia valigia è pronta. Anche se non sono un attore. Io sono pronto. Anche se non sono una valigia. E nutro desiderio intenso di spiegare la vela.
Una volta che i miei cari l’avranno capita, la vela spiegata, richiederò asilo. Perché voglio ricominciare daccapo. Perché sono pigro. E perché col reddito di cittadinanza africano sono sicuro che mi ci posso comperare un bel divano vecchio e un mazzo di carte nuovo.

Segue dal numero 3

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