La ricetta che la Pinna non avrebbe mai voluto scrivere

Abbiamo rapito la sarda con tutte le sardine. Ora comandiamo noi e so’ cazzi vostri

-Comunicato-
(Da leggere come se fosse scritto a macchina)

Dunque, chi siamo ve lo diremo alla fine. Sennò che gusto c’è. Quindi partiamo da un altro pinzo: abbiamo rapito la Pinna. Stop. Con tutte le sardine. Stop. Questo giovedì niente rubrica di ricette. Stop. Cazzi vostri. Stop. Scongelate i bastoncini di cartapesta del maledetto capitano. Stop.

Premessa. Noi eravamo a dieta. E la cosa funzionava. Sveglia ore cinque e tre. Fetta biscottata di granito, che sul latte di soia integrale galleggia come un vascello (“A tutta dritta”), e lè. E footing. Tanto footing. Vai a farti footing.


Dodici ore di lavoro al giorno. Alle dieci meno un quarto una voragine interiore che lo stomaco drena i succhi gastrici manco fossero Dom Perignog.
Ore 13. Sedano rapa tritato su un panino secco come il mar Rosso dopo il passaggio di Mosè, che la bocca ti si ritira in dentro e non riesci manco a fischiettare. Mezzo bicchiere d’acqua e cazzotto sul televisore in fronte a quella stronza che non ci vede più dalla fame (che siamo sicuri che 5 minuti prima s’è scofanata ‘na carbonara da paura. Dio la stramaledica).
Alle sedici biscotto senza tutto. Senza olio. Senza palma. Senza burro. Senza farina. Senza sentimenti. Un sasso. ‘No scoglio. E poi dice perché siamo scoglio-nati.
Alle 19 tutti a fare l’aperitivo e a noi succo di pompelmo 100% frutta. E grazie al cactus. Se è succo di pompelmo che pensavate che c’era dentro, la nduja tritata?
A cena minestrone. Che poi sarebbero due piatti di minestrina. Ma non è che una cosa che finisce con “ina” se la magni tanto poi diventa “ona”. Sempre verduracce tritate sono. Che pare che l’ha vomitate sul piatto il gatto del vicino (magari Syd, a proposito, abbiamo preso anche lei).
Segue da prassi consolidata notte insonne a sognare polli e spiedi e patate, e la mattina seguente l’incubo ricomincia.


Venti giorni de ‘sta vita e alla fine uno si rassegna. Che faccio, m’ammazzo? No, apro L’Arenone così magari me passa. Magari. Perché il giovedì arriva lei, candida, la Pinna. Puntuale come le emorroidi (che abbiamo nonostante non mangiamo ‘na mazza).
Eccola, la sardina. Con la sua faccia dolce che nasconde una cattiveria che a confronto Darth Fener è un chierichetto di primo pelo. Burro, zafferano, pastalforno, sarcicce, conigli ripieni e trippa. Basta. Basta. Basta.
Abbiamo rapito la Pinna. Ora comandiamo noi. Di seguito la nostra ricetta. Triste come la telefonata di uno che vende cose a caso a ora di cena (che già la cena…).
Prendete appunti.

 

Pasta (e notte) in bianco

Ingredienti
Pasta (80gr se va bene). A vostra scelta il formato
Acqua (‘na litrata e mezza). Che poi almeno se beve, e gonfia
Sale (Qb). Quanto le buzzicone
Basta (che non è la pasta con la B)

Preparazione
Far bollire l’acqua in un tegame coperto. Non farla evaporare troppo, che dopo la pasta al massimo potete bere quella che rimane. Quando il punto di ebollizione è raggiunto (dell’acqua, e non il vostro) gettare la pasta. Non dalla finestra, ma nel tegame. Dieci minuti di orologio e sarà pronta per essere scolata. Se vi fermate a otto è più buona. Se arrivate a quindici è più grossa e pare di più. Scolare. Girare nel piatto. Pizzico di sale (che lo dovevamo mettere prima nell’acqua, ma ci siamo scordati perché nel mentre in tivù passava la pubblicità del Twix). Niente olio. Niente burro. Forchetta piantata nel mezzo, che per levarla ci vuole il tipo della Spada nella roccia. E vai… A letto, vai. E piangendo come una fontana.
Buon appetito.

Firmato F.L.F. (Fronte di liberazione dalla fame)

Nel corso degli ultimi 15 giorni sono stato a dieta. Quanto ho perso? Quindici giorni”. Cit. Mark Twain

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