La Macchina di Santa Rosa in piazza a Natale, ovvero come trasformare una tradizione religiosa in luminaria

Forse sarò impopolare. Forse dirò una cosa che magari ai più non piacerà. Però io la dirò lo stesso, in maniera chiara e inequivocabile: per me la Macchina di Santa Rosa montata per le feste ed esposta a San Sisto a Natale (o in qualsiasi altro periodo dell’anno che non sia il 3 settembre) è un’idea più che infelice. E’, anzi, un’idea pessima.

Un’idea che non ho mai condiviso. Non ho, infatti, cambiato opinione rispetto agli anni precedenti, quando per la prima volta se ne parlò, e neanche rispetto a dodici mesi fa, quando alla precedente amministrazione comunale venne in mente la geniale trovata di montare Fiore del Cielo di Arturo Vittori in piazza del Teatro a Natale. Speravo che simili iniziative stravaganti fossero state archiviate insieme all’esperienza dell’amministrazione Michelini, e invece no. Purtroppo no. Passa un anno, cambia governo del Comune ed ecco che dal cilindro di Palazzo dei Priori riesce fuori la stessa originalissima pensata della Macchina esposta in piazza a Natale. Stavolta, però, a San Sisto.

Partiamo da un presupposto: la Macchina di Santa Rosa è bella sempre. E’ un piacere vederla sempre, su questo non ci piove. E la necessità di promuovere le eccellenze del territorio, soprattutto agli occhi dei turisti che a migliaia arriveranno nella Città dei Papi per il Caffeina Christmas Village, è comprensibile. Però la struttura del campanile che cammina, come saggiamente ha anche ripetuto proprio ieri Raffaele Ascenzi, ideatore di quel capolavoro che è Gloria, non è fatto per essere esposto all’aperto a lungo. E poi forse ci si dimentica di un “piccolo dettaglio” che a mio avviso non deve essere trascurato mai: il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è sì una festa religiosa ma con il Natale non c’entra nulla. Fa parte di una tradizione di devozione e fede tanto importante e sentita da aver anche ottenuto il riconoscimento del patrimonio immateriale dell’Unesco. E ciò che contraddistingue le tradizioni è la loro unicità, la loro irripetibilità in contesti che non siano quelli in cui sono nate. La Macchina di Santa Rosa a Viterbo passa il 3 settembre e basta, ogni anno da diversi secoli. Perché è il 3 settembre che ha un significato profondo, religioso e identitario. I Trasporti straordinari hanno un senso se ci sta una motivazione, appunto, straordinaria, come la visita di un Papa. Ma l’allestimento natalizio a mio avviso non rientra tra queste motivazioni. Esporre Fiore del Cielo, o Gloria, o Sinfonia d’Archi, o qualunque modello di Macchina del presente o del passato, come una luminaria per me significa non rispettare la tradizione. E significa anche dimostrare di non avere altre idee se non quella di fare sempre ricorso ai “miracoli” della Santa, come se fosse un viatico, un deus ex machina che va bene per ogni occasione e ogni stagione (anche politica, a quanto pare).

E poi, a sto punto, varrebbe anche la pena di chiedersi: e perché esporla solo a Natale e non anche a Pasqua o a Ferragosto? O magari a carnevale? I visitatori in città negli ultimi anni grazie al cielo sono aumentati in ogni stagione. Montiamo la Macchina anche a San Pellegrino in fiore, no? Se il principio è quello commerciale del richiamo al turista, mi aspetto a breve la proposta di istituzionalizzare l’esposizione della Macchina 365 giorni all’anno. Così la perdita di identità e di senso religioso sarebbero completi. E l’evidente mancanza di idee alternative per l’allestimento natalizio anche.

Un discorso diverso si sarebbe potuto fare a fronte di una qualsiasi idea di museo delle Macchine, diffuso o statico che fosse. Ma messa lì, decontestualizzata, utilizzata come un addobbo è inconcepibile. La Macchina di Santa Rosa è nel nostro dna, è una tradizione da preservare, da rispettare, da promuovere all’interno del suo contesto con i mezzi e le idee adeguate. Non certo un simulacro da ridurre a luminaria di Natale.

La cattiva ragazza

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