Recensioni a “pizza e fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

Succede anche questo alla prof in pensione, quale io sono: entro in una libreria e vedo un cesto di libri scontati del 20%. Mi ci tuffo e pesco subito un volumetto sottile con, in copertina, un viso diviso, a metà, di una donna bellissima. O, per correttezza, dico africana, anni fa avrei detto’negra’, ‘nera’, ‘di colore’.
Il titolo mi attrae: Adua, come la moglie di mio zio, chiamata dal padre così per ricordarsi di quando aveva combattuto in Africa. Lo compero e penso: è una schifezza? Almeno ho speso poco…..
Se un libro non mi piace lo abbandono. Anche il grande Daniel Pennac nei suoi celebri “Dieci comandamenti -Idiritti del lettore” lo sostiene, e io modestamente l’ho sempre fatto.
Così inizio a leggere. Inizio per modo di dire. Prima l’aletta di quarta di copertina.
L’autrice si chiama Igibaua Scego, giornalista e scrittrice nata nel 1974.
Adua ,la protagonista, è somala e vive a Roma da quando ha diciassette anni. Racconta in prima persona ma il suo racconto si alterna a quello di suo padre Zoppe che vive a Roma anche lui.
I rapporti tra i due non sono idilliaci, ma l’amore che li lega esiste. Anche l’amore di entrambi per la Somalia si percepisce forte e chiaro. Si perchè la cosa da ribadire è che sono Somali. Sono venuti dall’Africa, non in condizioni disperate, che ancora non era esploso il caso migranti. In Somalia c’è la guerra civile e Zoppe viene via forte del suo ruolo di interprete, mentre Adua ha ambizioni di artista nel cinema.
Basta! Della trama più niente dirò.
Se dovessi dire che è un libro di rara bellezza mentirei. E’ un romanzo che fa conoscere molte cose e le fa, soprattutto comprendere.
Lo consiglio ai giovani, ma anche agli adulti, a coloro che sono razzisti palesemente o in modo latente e mascherato.
il libro è uscito nel 2015 per Giunti.
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