I campioni di “salto della quaglia”

Nella famigerata (ma prima o poi a qualcuno verrà in mente di fare una doverosa revisione storica) prima Repubblica chi era democristiano era democristiano, chi era comunista era comunista e chi era missino era missino. Punto. Era l’epoca delle ideologie, dei valori assoluti, degli ideali da rincorrere e perseguire.

E su questi si dibatteva, si litigava, ci si scannava. Ma senza mai perdere di vista il collante istituzionale che univa le variegate forze politiche presenti in Parlamento: il rispetto (profondo) per l’avversario.

Oggi il mondo è cambiato (in peggio?). Gli ideali di una volta non esistono più. La politica è diventata opportunismo e si può cambiare bandiera spesso in base a convenienze di qualsiasi tipo (il più delle volte di carattere personale), tradendo il mandato e il rapporto di fiducia che si instaura (ma a questo punto è meglio dire: dovrebbe instaurarsi) tra chi si presenta ad una qualsiasi elezione politica e chi lo vota.

Già, perché se io nella famosa cabina elettorale dò la mia preferenza a Tizio, che si presenta per il partito X, e poi Tizio va a confluire nel partito Y, il primo ad essere stato tradito è proprio il sottoscritto. Oddio, non è che nella vita sia proibito cambiare idea. Del resto, come dice il saggio, la coerenza è la virtù degli imbecilli. Ma, se si cambia idea, bisognerebbe anche avere l’onestà intellettuale di rinunciare al mandato ricevuto dal popolo e ripartire da zero.

Andrea Micci, Claudio Ubertini ed Elisa Cepparotti (Foto: Viterbonews24)

E invece? E invece – e qui citiamo di nuovo il saggio – passata la festa (le elezioni), gabbato lo santo (in questo caso l’elettore). L’ultimo edificante esempio di questo ormai diffusissimo sport denominato “salto della quaglia” ce lo hanno dato proprio in questi giorni a Viterbo Claudio Ubertini, Andrea Micci ed Elisa Cepparotti, consiglieri comunali trasferitisi in men che non si dica da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini. Col risultato di mettere in ambasce il povero sindaco Giovannino Arena, costretto a ridisegnare, non senza difficoltà, l’organigramma del suo esecutivo sulla base dei nuovi equilibri.

Il sindaco Giovanni Arena (Foto: Il Messaggero)

Ma tant’è. Lo sport succitato è ormai diventato talmente di moda che nessuno, tra il popolo sovrano, riesce più a indignarsi. Tanto è vero che, a livello nazionale, quella appena trascorsa è stata la legislatura più instabile della storia della Repubblica: in 57 mesi i cambi di casacca sono stati la cifra record di 566. Un valzer che – secondo i calcoli di OpenPolis – ha coinvolto 347 parlamentari. Dunque il 35,53% degli eletti ha cambiato casacca almeno una volta. In 57 mesi di legislatura significa una media di 9,58 cambi al mese. Un numero più che raddoppiato rispetto alla XVI legislatura (2008-2013) che aveva contato 4,5 cambi di casacca al mese. Alla Camera dei deputati sono stati registrati 313 cambi di gruppo, con 207 deputati coinvolti, che rappresentano il 32,86% della platea di parlamentari di Montecitorio. A Palazzo Madama sono stati 253 cambi di casacca e 140 senatori transfughi (43,57%).

Il record della legislatura è del senatore Luigi Compagna che ha accumulato, fra ritorni e passaggi di gruppo, ben 9 cambi di casacca. Alle elezioni politiche del 2013 viene ricandidato per la quarta volta al Senato, nelle liste campane del Popolo della Libertà (in sesta posizione) e viene rieletto. Contando, a ritroso, i cambi di casacca dalla sua scheda personale pubblicata sul sito del Senato risulta che dal 25 maggio 2017 è entrato nella Federazione della libertà (Idea – Popolo e libertà – Pli), che è solo l’ultima – per ora – delle sue scelte. Dal 3 aprile 2017 al 24 maggio 2017 ha fatto parte del gruppo Gal, Grandi autonomie e libertà. Per un solo giorno, il 2 aprile 2017, è stato semplicemente nel Gruppo misto. Prima, dal 16 febbraio 2016 al 1° aprile 2017 aveva fatto parte dei Conservatori e riformisti. Dal 21 dicembre 2015 al 15 febbraio 2016 aveva fatto parte di Gal. Dal 2 dicembre 2013 era al 20 dicembre 2015 è stato nel Nuovo centrodestra. Dal 20 novembre 2013 al 1° dicembre 2013 era nel gruppo Gal. Dal 15 novembre 2013 al 19 novembre 2013 nel Nuovo centrodestra. Dal 20 marzo 2013 al 14 novembre 2013 è stato in Gal. Prima, solo per la giornata del 19 marzo 2013, si era iscritto al Gruppo misto. Una curiosità: non è mai transitato nel gruppo nel quale è stato eletto.

Il primo governo Berlusconi

Del resto, il “calciomercato” dei parlamentari cominciò Il 10 maggio 1994, quando si formò il primo Governo presieduto da Silvio Berlusconi. Perché entrasse in carica, servirono al Senato i voti di alcuni senatori a vita, mentre alla Camera l’ampia maggioranza permise facilmente l’ottenimento della fiducia. Al Senato quattro senatori popolari (Vittorio Cecchi Gori, Nuccio Cusumano, Luigi Grillo e Tomaso Zanoletti) uscirono dall’aula al momento del voto, facendo abbassare il quorum a 158 voti, e il governo ottenne la fiducia con 159 voti a favore, 153 contro e 2 astenuti (Giovanni Spadolini e Paolo Emilio Taviani). E da quel momento la giostra non s’è più fermata.

Ora è vero che, in base all’articolo 67 della Costituzione “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. E dunque può cambiare gruppo. Anche più volte. Ma questo rappresenta sicuramente un vulnus gravissimo nel rapporto tra eletto ed elettore. Forse sarebbe stato più giusto che la Carta Costituzionale avesse garantito la libertà di pensiero (e di voto) su singoli provvedimenti (i cosiddetti casi di coscienza), ma non sul famigerato “salto della quaglia”.

Per il quale il sottoscritto istituirebbe il “Daspo”, ovverosia la misura che vieta ai tifosi più facinorosi di avvicinarsi agli stadi di calcio. La politica ne guadagnerebbe in serietà.

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