Racconti di sabbia: L’uomo che leggeva storie

La rubrica di racconti brevi di Angelo Deiana per L’Arenone. Pillole da mandar giù in pochi minuti, una tantum, per spezzare il tran tran della quotidianità.
Racconti di Sabbia #6: L’uomo che leggeva storie (tempo di lettura: 5 minuti)

 

Si era inventato questo lavoro, Yuri: leggeva storie.

In cambio di un piccolo compenso, stabilito ormai da un tariffario consolidato negli anni, fissava appuntamenti nella sua agenda bordeaux e chiedeva ai clienti quanto tempo avessero a disposizione e come preferissero si svolgesse la seduta: per telefono o di persona. Quasi tutti sceglievano il telefono, poi dopo diverse letture, acquisivano fiducia e lo invitavano a casa. E così lui, in bicicletta, si recava dai suoi clienti, si accomodava nel salotto insieme a loro, tirava fuori dalla sua sportina in tessuto la storia che pensava facesse al caso e iniziava a leggere. Era molto frequente che scavallata la mezz’ora, gli uomini e le donne che lo avevano ingaggiato si addormentassero. Ma ormai non ci faceva più caso. All’inizio quasi si arrabbiava, poi aveva imparato a capire che quella era in realtà la cosa più bella che potesse accadergli: regalare un po’ di pace a chi voleva ritagliarsi una pausa dalla vita e dai problemi.
Statisticamente riceveva più chiamate dalle donne, soprattutto anziane. Solo qualche volta gli era capitato di andare a leggere per qualche bambino scapestrato o per qualche vecchio cieco, come Nicola, 94 anni di simpatia. A lui lesse Moby Dick.

Da quando si era inventato che le sue letture potevano anche essere donate a terzi, con vari pacchetti formato convenienza (prendi tre letture, ne paghi due), il suo lavoro era incrementato molto. In città si era sparsa la voce ed ecco qua che il suo pacchetto regalo veniva donato da sempre più persone.
Ed è stato proprio in una di queste situazioni che conobbe Alice.
La sua migliore amica, Ginevra, aveva deciso di regalare ad Alice alcune letture per tirarla su dopo la fine di una lunga relazione. La prima volta Yuri le aveva telefonato: l’appuntamento era concordato per un giovedì pomeriggio alle 17.
Lei disse: “Pronto”.
E lui partì con la sua lettura, libro sotto gli occhi e lampada accesa sulla scrivania. Non si era presentato, non aveva salutato né all’inizio né alla fine. Aveva solo letto. E aveva percepito dai respiri di lei, dall’altra parte della cornetta, che era riuscito a catturarla. Non si era annoiata, non aveva mai appoggiato il telefono e si era lasciata trasportare dalla storia. Forse c’era stata anche una leggera commozione.
Quando lesse la parola “fine”, Alice provò a trattenerlo, ma Yuri si sbrigò solo a dirle che l’avrebbe chiamata il giovedì successivo alla stessa ora, come da accordi.
E così accadde, ma stavolta a metà della lettura Alice intervenne e lo interruppe: “Ho paura che poi riattaccherai come l’altra volta. Per cui ti vorrei dire subito che mi piacerebbe se giovedì prossimo venissi a leggere qui da me”.
Lui disse solo un distaccato “va bene” e continuò nella sua lettura, attaccando senza dire nulla al termine dei sessanta minuti concordati. Mancava la frase finale, però. Mozzata per via di quel minuto che Alice gli aveva sottratto per rivolgergli l’invito.
Il giovedì successivo Yuri, con la sua bicicletta, raggiunse la casa di Alice. Si strinsero la mano, lei gli disse di accomodarsi. Si piacquero subito, era evidente, ma fecero finta di niente.
Prima che Yuri aprisse il suo libro, Alice lo pregò di leggerle l’ultima frase che era rimasta in sospeso dall’appuntamento precedente. Lui le disse che non poteva, non faceva parte degli accordi. Le sembrò molto sgarbato, ma non volle dargli troppa importanza, così gli fece cenno di iniziare, mentre lasciava andare la testa leggermente all’indietro.
Quel giovedì, si salutarono sulla porta. Quando Yuri era a metà delle scale, Alice lo richiamò dicendogli che si sarebbero sicuramente risentiti in settimana per un nuovo ciclo di letture.
Alice non poteva saperlo, ma una volta chiuso il portone del palazzo, e prima di risalire in bicicletta, Yuri fece due salti di gioia.

Seguirono settimane di altre letture, di silenzi imbarazzati se l’ultima frase arrivava qualche minuto prima dello scadere dell’ora. E poi ci furono distanze sempre più accorciate, e parole di Yuri che erano solo sue e non appartenenti alla storia di qualcun altro. E un venerdì che Yuri e Alice si videro – perché quel giovedì saltò a causa di un impegno di lei – ci furono le mani dell’uno nelle mani dell’altra. Con Flaubert si diedero il primo bacio: da lì in avanti non li contarono più. Fu così che si innamorarono.
Per tutta la vita Yuri ha continuato a leggere storie in giro per la città, ma una volta rientrato a casa faceva sempre in modo di leggerne ancora una ad Alice.
La sua voce la tranquillizzava, e lui adorava mettersi seduto accanto a lei a sfogliare pagine, mentre con una mano le sfogliava i capelli.
Un giorno Alice gli confidò che all’inizio non pensava che tra di loro avrebbe mai potuto funzionare, perché sentiva come se loro due fossero due pianeti opposti.
Allora Yuri si fermò di scatto. Le disse sicuro: “Io invece sì”.
Era un giovedì di dicembre, mancavano pochi minuti alle 18.
Alice lo guardò stupita, e poco dopo Yuri le chiese di mettersi seduta sul divano del salotto. Dalla libreria tirò fuori un vecchio volume impolverato. Lo aprì all’ultima pagina, aspettò che mancasse un minuto esatto allo scoccare dell’ora… E poi iniziò a leggere: “Non siamo due pianeti opposti, Alice. Noi siamo il big bang”.
E richiuse il libro.

Alice allora capì.
Poi guardò l’ora.
Erano le 18.
Non sarebbero mai più mancati altri minuti.

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