Un quarto de l’Ottavo

Approfondimento culturale rubato a parenti vicini e lontani

Siamo nell’Alto Lazio, in un angolo di Italia ancora poco conosciuto, in provincia di Viterbo, una delle città
più belle e trascurate d’Italia. E mentre il capoluogo langue in un sonno culturale da cui fatica a ridestarsi, a
pochi chilometri, una sua frazione, Sant’Angelo di Roccalvecce, si risveglia grazie alla fantasia, alla cultura e
alle fiabe. Ma andiamo con ordine. Sant’Angelo è un piccolissimo paese il cui destino non sembra molto diverso da quello di tanti altri piccoli paesi italiani: l’abbandono. Pur situato nella meravigliosa Valle della Teverina, Sant’Angelo non ha attrazioni di interesse per quel turismo che sembra muoversi solo come fosse eterodiretto. Per arrivare qui bisogna essere benedetti dal caso e dalla curiosità. Poco più di un centinaio di persone continuano a vivere tra le case e le vie di questo paese al cui ingresso si può sorridere vedendo una targa che ricorda il “camerata Ramacciani” con tanto di fascio littorio accanto ad un ambulatorio medico il cui dottore ha un cognome arabo. Un paese come tanti, defilato, sconosciuto ai più. Eppure.
Eppure più o meno un anno fa è accaduto qualcosa. È accaduto che qualcuno abbia avuto l’idea di colorare
le facciate di alcune case. Ma non colorarle semplicemente. No. Qualcuno ha pensato che i colori delle fiabe potessero essere quella scintilla da cui far partire un grande fuoco di vita.
Sant’Angelo paese delle fiabe è il nome di un vero e proprio progetto che ha come missione la realizzazione di murales aventi come tema proprio le fiabe. Alcuni già realizzati e altri che vedranno piano piano la luce, in un percorso che ci piace pensare come una sorta di lettura sui muri. Si cammina tra le vie di Sant’Angelo sfogliandole come fossero libri, in un itinerario che da Cappuccetto Rosso passa a La piccola fiammiferaia, Il gatto con gli stivali a Hansel E Gretel, Pinocchio e Il piccolo principe e altre fiabe ancora. Perché le fiabe hanno un potere evocativo che, partendo dal “c’era una volta” possono divenire il filo rosso per un futuro
“ci sarà”.

L’associazione ACAS e l’artista Tina Loiodice sono stati, in prima battuta, le micce che hanno dato fuoco, diciamo così, a questo progetto. Tina Loiodice, per chi non lo sapesse, è un’artista che a Roma ha già ridato colore a molti luoghi solitamente associati al grigiore, come la Stazione Giustiniana o Primavalle. E così è cominciato tutto, un progetto bello e poetico attraverso cui si vuole ridare colore a questo paese ma anche, chissà, far nascere una nuova economia. Sant’Angelo vuole diventare un punto di riferimento per tanti altri artisti, scultori, artigiani che, chissà, potrebbero trovare qui un museo/laboratorio a cielo aperto.
Ora, ogni volta che si va a Sant’Angelo, si scopre qualcosa di nuovo. Un murale che sta prendendo vita, uno terminato. E un’aria in cui la fiaba sembra voler diventare anche un tramite tra la realtà non sempre facile e un modo non banale di viverla e interpretarla.
Intanto già molti insegnanti stanno organizzando visite con le loro scolaresche e dai paesi del nord Europa
arrivano non poche richieste per poter visitare il paese. A volte basta davvero poco. Certo, servono soldi e, come spesso accade, le istituzioni da questo punto di vista languono, si distraggono facilmente. Per ora si va avanti con l’autofinanziamento. Speriamo si possa arrivare a qualcosa di più strutturato.
L’esperimento che sta vivendo Sant’Angelo non è certo nuovo. Ma non è detto che ci si debba inventare chissà cosa per cambiare la realtà. Basti pensare, ma è solo un esempio, alla non lontana Roma e al suo quartiere di Tor Marancia dove una ventina di artisti da tutto il mondo hanno dato vita al progetto Big City Life che consta di 22 murales giganteschi. Certo qui il progetto ha avuto i finanziamenti di Fondazione Roma, Campidoglio e il patrocinio dell’VIII Municipio.
Esperimenti di riqualificazione urbana attraverso l’arte che troviamo, con un volo di qualche migliaio di chilometri, anche nella siciliana Mazara del Vallo in cui tutto il centro storico è stato coinvolto in una rivoluzione culturale fatta proprio a partire dalla street art. Lì è la locale tradizione della ceramica ad avere incontrato l’arte dei murales.

Certo non mancano gli esempi di luoghi e quartieri che attraverso i colori, l’arte e la fantasia, hanno ritrovato vita e respiro. È l’augurio che facciamo a Sant’Angelo e a chi ha scommesso su di lui invece di andarsene.

Geraldine Meyer

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